Immersa in un paesaggio da favola, a ridosso del verdeggiante promontorio dell’Enfola, a pochi passi dalla spiaggia, quasi a lambire la superficie marina, si erge l’imponente Cattedrale del Mare.
Non si tratta di un luogo esclusivamente deputato alla preghiera, benché al suo interno sia presente una cappella, che una volta raccoglieva la polena lignea di “S. Antonio da Padova” e la tela della “Madonna del Rosario con San Domenico”.
Lo stabile è comunque un luogo magico, di religioso e laico pellegrinaggio, che conserva e tiene insieme (“re-ligio”) le anime, il sudore, il sangue ed il ricordo di un’attività lavorativa di culto ed i riti ad essa connessi. L’edificio altri non è che un Arsenale, quel che resta dell’ultima Tonnara dell’isola, una pagina di storia locale lunga due secoli. Questo volume di circa 3660 mc. articolato su tre piani (circa 322 mq a terra, 100 mq il primo e 225 mq il secondo) , rappresenta la memoria collettiva e sociale, il lavoro, il sudore, le emozioni, le tradizioni di un popolo dedito alla pesca ed in particolare del prelibato tonno rosso (“Thunnus thyinnus”). Di quell’industriosa attività sono presenti diverse istantanee, di proprietà delle maestre Dina e Luisa Ridi, figlie di Marco Ridi, l’ultimo“Raìs”(il capo, colui che presiedeva alla cattura del pesce azzurro sulla tonnara vera e propria in mare). La pesca del tonno avveniva in due periodi dell’anno: la “pesca di chiamata” sul finire di Aprile e quella “di ritorno” in Autunno, ed impiegava dai 20 ai 40 addetti secondo le esigenze del momento. La tonnara in mare veniva calata di punta, come un prolungamento dalla terra ferma verso il mare aperto, ed era formata da una parte rettilinea detta “pedale” e da “l’isola” posta a 900 metri da riva, per intercettare i tonni portati dalle correnti secondarie verso le coste settentrionali elbane, muovendosi in senso orario verso ponente. L’isola era costituita a sua volta da una serie di “gabbie” che venivano percorse dalle prede fino alla cosiddetta “camera della morte”, dove avveniva la “mattanza” (dallo spagnolo “matare”= uccidere ), ovvero dove venivano arpionate e colpite a morte dai pescatori, che sui barconi chiudevano loro ogni possibile via di fuga.
La tonnara di terra serviva invece per lavorare il pescato (pulirlo, tagliarlo, cuocerlo..) e per preparare e conservare le attrezzature, ivi compresi i barconi che venivano tirati a secco nel salone centrale, dall’apposito scivolo a ridosso dell’arenile a sud (verso il golfo). Nell’ala nord, a pian terreno fa bella mostra di sé, perfettamente conservata la «tavola del tagliatore», che qualcuno ha giustamente assimilato ad un “altare”, sul quale i tonni si concedevano quali vittime sacrificali.
Per troppo tempo si sono sentiti gli echi di fantasmi nell’edificio; il silenzio assordante di un cinquantennio fa quasi da contraltare alle disumane e feroci grida della mattanza , quando il mare si tingeva di rosso vermiglio ed i tonni si dimenavano e contorcevano per le ferite loro inferte.
Gli edifici che componevano il cosiddetto Marfaraggio in origine erano tre (due dei quali oramai rasi al suolo, ma ancora oggi sono visibili nei documenti fotografici: la grande Tettoia su dodici pilastri in muratura e capriate lignee, prospiciente l’arenile nord, ed il corpo dell’Arsenalotto, posto di fronte all’Arsenale).
Nel 1943 a seguito dei bombardamenti aerei, che comportarono ingenti spese di ricostruzione e lesioni al patrimonio architettonico, e successivamente nel 1958 per i danni causati alle attrezzature da una bufera marina, oltre che per la diminuzione del pescato, la gestione della Tonnara divenne economicamente insostenibile e si decise per la chiusura dello stabile e la liquidazione della società appaltatrice. In realtà gli edifici continuarono ad essere utilizzati fino al 1961 per il confezionamento del tonno importato dalla Danimarca e Norvegia! Nel 1966 inoltre l’Enfola divenne per sei mesi la location del set cinematografico “L’avventuriero”, regia di Terence Young con Antony Quinn, Rosanna Schiaffino e Rita Hayworth. Purtroppo le esigenze di copione contribuirono a lesionare ulteriormente l’Arsenale: in particolare venne ricreato un incendio al suo interno e le aperture, nonché i soffitti con le travi lignee, rimasero a lungo segnate dal nero fumo delle fiamme. Dalla metà degli anni 70 in poi si sono susseguite numerose ipotesi di riutilizzo dell’edificio. Il primo progetto di recupero dello stabile risale al 1980 ed era volto alla utilizzazione a scopo turistico ricettivo, commissionato dal Comune di Portoferraio al geom. Domenico Amorosi. Lo stesso progettista avanzò un secondo progetto, ma diverse difficoltà di ordine burocratico ed operativo impedirono la realizzazione del medesimo. Nel frattempo l’edificio andò incontro ad un progressivo ed inesorabile degrado.
Oggi, il recupero di questa struttura, che a buon diritto possiamo definire “archeologia industriale”, rappresenta il segno tangibile di un cambiamento: finalmente il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano comincia a Camminare, non solo attraverso il Festival lanciato nella primavera del 2009 e già alla seconda edizione, ma anche con attenzione al recupero e valorizzazione del patrimonio storico ed architettonico esistente!
La nostra isola è una miniera inesauribile di gioielli, che tali si palesano solo agli occhi di un attento osservatore, che indossi le lenti dello stupore e della conoscenza storica, oltre che naturalistica.
I panorami sono cibo per gli occhi, le emergenze storico-architettoniche appagano l’intelletto. L’intervento di recupero conclude un lavoro iniziato nel 1998, con la messa in sicurezza, il restauro conservativo (soprattutto il rifacimento della copertura lignea con le travi e gli arcarecci in castagno ed il pianellato in mattoni pieni e la ricostruzione della scala esterna) ed il progetto di riuso curati del prof. arch. Gianni Pettena, avviati dall’Ente Parco sotto la guida del suo primo presidente prof. Giuseppe Tanelli. Bisogna però rendere merito all’attuale gestione (Presidenza dott. Mario Tozzi), ma soprattutto alla vivace azione della Direttrice dott.ssa Franca Zanichelli e all’architetto Giovanni De Luca per aver tenacemente portato a termine la definitiva sistemazione dell’arsenale, pur nelle difficoltà di reperire adeguate risorse economiche. Anche se l’intervento deve essere ancora ultimato ed è certamente suscettibile di migliorie, il risultato è già sotto gli occhi di tutti!
Le destinazioni d’uso originariamente previste dal progetto erano: laboratorio didattico e scientifico, aule per la ricerca e per attività didattiche e promozionali di educazione ambientale, sala conferenze ed archivio. Nella necessità impellente di trovare una propria sede, terminato il contratto di locazione in via Guerrazzi, gli operai si sono alacremente adoperati per consegnare al Parco entro la prima settimana di Marzo soprattutto i locali posti al primo e secondo piano dell’edificio, momentaneamente destinati ad ospitare gli uffici tecnici, la presidenza, la direzione e l’area promozione e territorio dell’Ente medesimo. L’architetto De Luca, responsabile dell’area tecnica, è intervenuto soprattutto nella finitura e nell’adeguamento tecnologico ed impiantistico dei locali con: intonacatura e tinteggiatura esterna in colore grigio neutro di tutto l’edificio, scelta degli impianti di illuminazione e di approvvigionamento elettrico, posizionamento di telecamere esterne contro atti di vandalismo e di due webcam (lato golfo e lato mare aperto), creazione di una connessione internet e telefonica tramite impianto wi-fi, introduzione di un ascensore per disabili tra piano terra e primo piano, il tamponamento delle aperture a piano terra con opportune vetrate ed infissi in alluminio, il recupero del materiale già in essere (ad es. pozzetti in granito inseriti sul marciapiede in lastre di porfido). Credo fortemente, ed in questo mi pare di aver colto il parere favorevole dei medesimi dirigenti del Parco e di numerosi altri elbani, che il salone al piano terreno dell’Arsenale, la cui pavimentazione in autoctono calcare rosa di Punta Pina è stata restituita all’originaria fattezza , debba essere valorizzato con l’allestimento di una esposizione permanente di foto, attrezzature e filmati storici atti a restituire le gesta dei tonnarotti. Il locale lo esige, ha una vocazione per ospitare una piccola sala museale, tanto quanto meetings, simposi e congressi. D’altra parte nell’indagine svolta dal Comitato Giovani Albergatori nella Primavera 2009, presso un campione di studenti delle scuole superiori, appariva prioritaria la creazione di un Museo del Mare all’Elba. Auspico che dalla collaborazione con l’associazione ambientalista Amici dell’Enfola, che dalla fine degli anni ottanta opera stabilmente sull’istmo, e che si è resa disponibile a reperire documenti e materiale espositivo ed audiovisivo per l’allestimento della sala espositiva, ed inoltre già in procinto di adottare il sentiero del promontorio (n.108), possa nascere un polo di attrazione turistica e di educazione ambientale che crei un valore aggiunto a tutto il territorio.
Che il fragore delle onde sulla battigia dove s’innalza la Cattedrale diffonda, armonico come il Coro, un messaggio sulle coste elbane ed oltre: oggi non è più tempo di attese, è il tempo della creazione di valore!


Nessun commento:
Posta un commento