sabato 9 aprile 2011

Un concorso di idee per la "Gattaia"?

Questo articolo mi valse l'editoriale in prima pagina sul settimanale Lisola nell'Ottobre del 2007.. sono passati più di tre anni da allora, ma il famigerato progetto Gattaia va avanti ed il pezzo credo rimanga di un'attualità impressionante! Sono iniziati da un anno i lavori di "recupero": nel frattempo il contenitore è stato quasi totalmente demolito. La domanda sorge spontanea a molti ferraiesi: la Soprintendenza di Pisa cosa intendeva conservare? Di quel che era è rimasto ben poco...


“ Cammina amico mio. Indugiare è da codardi.
   Restare per sempre a contemplare la Città del Passato è follia.
   Guarda, la città del futuro ti fa cenno…”
                                                   - Gibran Kahlil Gibran, La voce del maestro -


La prima volta che mi occupai degli immobili della cosiddetta Gattaia fu nel settembre del 2002, per sostenere l’esame di Disegno e Rilievo presso la Facoltà di Architettura di Firenze con il professor Marco Jaff. Nella primavera del medesimo anno l’amministrazione comunale (sindaco Ageno) aveva appena intrapreso l’iter di acquisizione del bene dalla Marina Militare, conclusosi nel gennaio di questo anno, ed uno studente come me intravide già allora tutte le potenzialità insite nella sua ri-progettazione.
A distanza di cinque anni si ripropone con forza la discussione sul recupero di questo vuoto urbano, che per la posizione logistica e strategica che occupa, si configura come naturale “nuova porta” della città. Addirittura una sorta di  “biglietto da visita”, per le lussuose imbarcazioni da crociera che sovente ormeggiano al molo dell’Alto Fondale.
Infatti quello che originariamente si chiamava “Tenaglia delle Fascine”, si colloca proprio alle porte della Darsena medicea, sotto il “Bastione del Cornacchino”, lungo via Vittorio Emanuele II, con un’area di sedime complessiva di circa 750 mq.  Naturalmente l’attuale denominazione deriva dallo stato di incuria e degrado che, progressivamente, hanno trasformato l’area in luogo preferito di rifugio e ristoro per gli amici felini.

Se ben ricordo Aulo Gasparri, profondo conoscitore di cose nostrane, arrivò ad ipotizzare dalle colonne de Lo Scoglio la costruzione di un moderno parcheggio multipiani, in luogo di quello che una volta, i più giovani non lo sanno, era stato l’Arsenale della Tonnara di Portoferraio (detto tecnicamente Marfaraggio). Certo l’idea era ardita, ma muoveva da considerazioni condivisibili su un problema concreto della città: la carenza di posti auto.
Il primo Marfaraggio di Portoferraio sorge per la verità nel Forte della Linguella attorno al 1600, ma già nei progetti lorenesi del 1744 viene prevista la realizzazione di un piazzale alla testata della Tenaglia delle Fascine, verso la darsena, “per il comodo di stendere gli attrezzi della Tonnara”. Nel 1750 si procede alla costruzione di una nuova cucina a ridosso del Cornacchino, mentre nel giugno del 1769 il granduca di Toscana Pietro Leopoldo decide di realizzare addirittura un nuovo manufatto da ammorsare alle mura medicee.
L’edificio, sebbene poco utilizzato a seguito della costruzione nel 1775 del glorioso Marfaraggio dell’Enfola, resta in piedi fino al bombardamento degli Stukas tedeschi, in quel tragico 16 Settembre del 1943.

Dell'arsenale oggi non è rimasto più niente: si può appena avere la percezione di quelle che dovevano essere le sue esatte dimensioni, dalla lettura delle buche che ospitavano le travi di copertura, ancora evidenti sulle mura del Cornacchino.
All’interno è rimasta parte della scalinata di accesso al piano di imposta dell'edificio (circa due metri di dislivello) in tipico calcare rosa elbano (proveniente dalla cava di Punta Pina a Bagnaia). Nel dopoguerra una parte del costruito è stata oggetto di interventi discutibili in cemento armato ed adibita a deposito idrocarburi (per la trasformazione in energia elettrica), passando sotto la proprietà dell'Enel, mentre la rimanente parte è diventata zona off-limits demaniale, sino al recente acquisto comunale. Vorrei infine ricordare che Napoleone in persona (1814) fece costruire in loco una stalla per i cavalli ed il rimessaggio delle carrozze (verosimilmente posta dove attualmente sorgono i quattro portoni lignei).
Il sito ha quindi una sua “storia” ed un suo “valore” ,che giustamente la Soprintendenza dei beni di Pisa ha inteso salvaguardare, negando la totale demolizione degli immobili (come più volte richiesto dalle amministrazioni precedenti), anche se forse la città ne avrebbe guadagnato in estetica e funzionalità.
Ma veniamo al dunque: in questi giorni stiamo assistendo ad una accesa diatriba sull’opportunità di riqualificare l’area, con lo spostamento degli uffici dell’APT al suo interno. Il protocollo d’intesa tra le amministrazioni è già stato siglato e recentemente  approvato dal Consiglio Provinciale. L’idea appare buona, tanto più che le spese di recupero sarebbero interamente sostenute dalla Provincia: la città si troverebbe con un nuovo “contenitore culturale” a costo zero ed il degrado sarebbe sanato. Se l’operazione sotto il profilo economico è sostenibile (si parla di 450mila euro di investimento), il problema sulle funzioni che ospiterebbe detto contenitore è lungi dall’essere risolto!
L’ex sindaco Fratini e l’esponente della minoranza Giardini nei giorni scorsi hanno espresso, in tempi e modi distinti, agli organi di stampa la loro opinione favorevole alla possibilità di abbattere almeno le strutture non vincolate (in particolare il deposito idrocarburi in c.a. di forma cubica), come da accordo precedentemente raggiunto dal sindaco Ageno. Disperati, direttore dell’APT dal 2005, fresco di nomina a presidente del premio letterario Raffaello Brignetti, ha già in mente il suo progetto, sul dichiarato modello delle “Maison de France”. Egli parla di uno spazio moderno e polifunzionale, per l’esposizione di prodotti tipici, emeroteca, biblioteca, e proiezione di video multimediali, una terrazza che servirà da spazio polifunzionale per la città, uno o più spazi destinati a mostre sul territorio, oltre naturalmente agli uffici di promozione turistica con book-shop annesso e gli uffici amministrativi dell’APT (collocati nel deposito idrocarburi che il direttore chiama “torre”). Francamente sembra che siano previste troppe funzioni, ma soprattutto che esista già un progetto architettonico preliminare, portato avanti dagli uffici tecnici provinciali. Spero di sbagliarmi ma a questo punto, come giovane architetto elbano, mi sento in dovere di intervenire, con una critica che reputo costruttiva e che spero non venga letta come sterile polemica di parte. Nei maggiori Paesi Europei (Francia, Spagna, Regno Unito, Germania) si assiste alla assegnazione dei lavori pubblici attraverso il sistema dei  concorsi di idee, rivolti esclusivamente ai giovani. Questo perché da un lato sono la categoria più debole, da salvaguardare (esclusi dai giochi politici e dai sistemi corporativi e lobbistici),ma dall’altro anche la componente più creativa, e non di rado professionalmente preparata, della società. La mia proposta è semplice e nasce dalla pura constatazione che la qualità in architettura scaturisce dal confronto, anche acceso, e dalla partecipazione estesa. Perché l’amministrazione non bandisce un concorso di idee sulla Gattaia?
Perché non sfrutta le capacità e le risorse umane di cui dispone sul territorio, piuttosto che affidarsi a professionisti esterni? Ferme restando le funzioni di cui necessita l’amministrazione comunale e l’APT, perché non esplorare nuove idee?
La prima che mi viene in mente, ad esempio, è quella di creare un collegamento verticale con le fortezze retrostanti, prevedendo un ascensore esterno in vetro, con suggestiva vista sulla darsena medicea. Se si dà un’occhiata al Bastione del Cornacchino, si noterà infatti che esiste un percorso “cieco”, che si arresta appena sopra la scuola materna e che pare avere una vocazione ad uopo. 
Per una volta si proceda sulla strada della trasparenza, tracciata dalla legge quadro sui lavori pubblici, la Merloni (era il lontano 1994 e si respirava l’aria del cambiamento dopo Tangentopoli). Si dia una prova tangibile di apertura e si spezzino le catene della gerontocrazia, salvaguardando alla stessa maniera i principi  di democrazia partecipata.
Se Renzo Piano a trent’anni non avesse vinto il concorso per il Centro Pompidour, oggi non sarebbe diventato l’architetto bravo e celebre che è! Credo che al di là di ogni slogan, sarebbe opportuno indire un concorso internazionale, che renderebbe un servizio di maggior visibilità della città fuori dai confini isolani, con ricadute positive sul turismo.
A Montescudaio, è cosa di questi giorni, per il progetto di “Parco eolico” si è chiesto il parere della cittadinanza, attraverso lo strumento referendario, tanto per l’approvazione della proposta, quanto per la scelta del progetto vincitore. Analogamente il Comune potrebbe farsi promotore di una iniziativa del genere, chiamando una giuria di esperti, magari accademici, sicuramente super-partes. I progetti inoltre potrebbero essere raccolti per una successiva mostra, dove la popolazione direttamente prenderebbe visione delle proposte e le voterebbe. Questa è vera democrazia partecipata!
Penso ai casi eclatanti di Bilbao e Valencia: due piccoli paesi dalla tradizione marinara, che se non fosse stato per gli  interventi di Gehry e Calatrava, nessuno sarebbe andato a visitare. Oggi le grandi firme dell’architettura portano un indotto turistico ragguardevole, così come le opere audaci, moderne e ben realizzate (magari con i canoni della bioarchitettura, che è una necessità morale delle società contemporanee). 

Nessun commento:

Posta un commento