venerdì 1 luglio 2011

Tornando sul luogo del delitto... opportunità politica o imposizione della Soprintendenza?

Due freschi articoli di Elbareport riportano l'attenzione sull'affaire Gattaia. In particolare apprezziamo la ricostruzione di esponenti di spicco delle precedenti amministrazioni di Portoferraio e dell'attuale sindaco!

venerdì 01 luglio 2011

Fratini e Fuochi ripercorrono la "storia" della Gattaia "Volevamo demolire il cubo"


Per raccogliere tutti quelli che, da destra e da sinistra, sono contrari alla costruzione in corso di una Gattaia 2 Extra Large, è stato costituito un comitato il cui indirizzo e.mail è: nogattaiacomitato@libero.it.
Si può aderire anche su Facebook cercando nogattaia comitato. Hanno cominciato ad arrivare adesioni, messaggi di incoraggiamento e solidarietà e su blog come “Camminando” si sono affacciati nuovi soggetti a trattare dell'argomento Gattaia.
Uno di questi interventi contiene un interrogativo che (anche se lo esprimerei diversamente) posso fare mio. Si chiede il signor “Zuzzy” (intervento del 23/06/2011) “Ma chi è quel coglione?” volendo capire, un po' come anch'io ho fatto negli articoli precedenti, chi ha determinato questa situazione. Per saperne di più, andando alle origini, ho posto alcune domande al sindaco che per primo ha avuto a che fare con la Gattaia al momento del suo “sdoganamento”, cioè il dott. Giovambattista Fratini. Questo è il testo dell'intervista:
Dott. Fratini,come affrontò il problema Gattaia al tempo del suo mandato?
R- Quando arrivò la notizia che quell'area era stata dismessa dalla Marina Militare e che in tempi brevi ne avremmo potuto disporre cominciammo ovviamente a ragionare sulla sua possibile sistemazione. La gente la chiamava Gattaia perchè era un luogo di sporcizia e di degrado, non vedevamo l'ora di poter fare un po' di pulizia. Ne parlammo insieme io, l'architetto Gambassi che si occupava già delle Fortezze e l'Architetto Ferretti della Soprintendenza.
D-Quale fu il risultato di quell'incontro?
R- L' Arch. Ferretti fu cauto, era necessario fare dei saggi per accertare se , malgrado i lavori prima della Tonnara e poi dell'ing, Nervi, si potessero trovare tracce della pavimentazione che nell'assetto originale delle Fortezze stava ai piedi delle mura. Se si fosse trovata sarebbe stato necessario valutare le modalità di un recupero, in ogni caso era opportuno determinare la quota a cui si trovava in origine e ricostruirci un piccolo piazzale, una specie di terrazza, invece di lasciare a prato come tutt'intorno.
D- La progettazione andò avanti?
R- Parlare di progettazione è esagerato, ancora non avevamo la disponibilità dell'area (come poi di fatto non avemmo). L'arch. Gambassi preparò uno schizzo, che probabilmente non esiste più e l'Arch. Ferretti, fermo restando che andavano fatti i saggi, si disse in linea di massima d'accordo. Ricordo con chiarezza che a quel punto gli chiesi “Ma questo cavolo di cubo lo possiamo buttare giù?” e la risposta fu “Certo”. Non era invece favorevole ad eliminare i magazzini che si affacciano sulla strada, che del resto noi pensavamo di riqualificare per servizi agli utenti del porto.
D- Quindi non c'era un parere vincolante per cui il cubo andasse mantenuto
R-Assolutamente no. Era una risposta aperta a due ipotesi: dicendomi che “potevo” abbatterlo era implicito che avrei anche potuto conservarlo, in ogni caso la Soprintendenza era tutto sommato indifferente.
D- E poi?
R- Poi arrivò un ingegnere del Demanio per trattare la vendita dell'area e ci chiese una cifra che ci sembrò esosa, intorno ai settecento milioni (eravamo ancora ai tempi delle lire). Provammo ad obiettargli che si trattava di edifici che avremmo demolito ma non volle (o forse non poteva) abbassare la cifra. Non ne facemmo di nulla. L'area venne poi acquistata dal Comune di Portoferraio al tempo della successiva amministrazione, con la Giunta Ageno-Fuochi.

Era d'obbligo a questo punto, per saperne di più, chiedere al sig Fuochi come continuarono le cose. Ecco cosa mi ha riferito:
D- Signor Fuochi,la giunta Fratini non comprò la Gattaia e la compraste Voi, giunta Ageno-Fuochi. Come andò?
R .Non fu affatto facile. Il problema più grosso per la sistemazione della Calata era la Gattaia, perché l'ufficio del Demanio a Livorno, cui avevamo inviato più volte delle richieste, non rispondeva mai. Dopo diversi mesi un funzionario ci fece sapere che era necessario rivolgerci direttamente a Roma , lo facemmo più volte senza ricevere risposta. Esasperati , quando la sistemazione del resto della Calata fu ultimata commissionammo un servizio fotografico a Hobby Foto dove si mostrava il contrasto tra la bella passeggiata a mare e il degrado della Gattaia. Ne mandammo copia al Presidente del Consiglio, al Ministro dei Lavori Pubblici e ad altre importanti autorità. Fu così che si decise a farsi vivo un funzionario, ci disse che era in corso una valutazione e in seguito ci propose l'acquisto per trecentoquindici milioni di lire. Mandammo tramite l 'architetto Maltinti una caparra di 80 milioni e accendemmo un mutuo colla Cassa Depositi e Prestiti per il rimanente. La nostra idea di sistemazione sarebbe stata sostanzialmente analoga alla proposta dell'arch. Gambassi per la giunta precedente, salvo che avremmo voluto far arretrare di quattro metri i magazzini che restringono la strada all'imbocco della Calata. Pensavamo ad una passeggiata lungo le mura che dalla Calata andasse a ricongiungersi coi giardinetti dove è scritto “Benvenuti agli ospiti” Non ebbi però occasione di parlarne con la Soprintendenza perché il dissidio col dott. Ageno era diventato insanabile e me ne andai.
D- Ha più avuto occasione di occuparsene?
R- Da consigliere di minoranza della Giunta Peria quando fu presentato il progetto di sistemazione dissi chiaramente cosa ne pensavo e non ho difficoltà a ripeterlo: che era un bel troiaio!
Fin qui per ora, arriva la mia ricostruzione. Se in epoca Fratini e probabilmente anche in epoca Fuochi la Soprintendenza era d'accordo per soluzioni ben diverse, come siamo arrivati a questo schifo? Intanto cominciano a circolare voci inquietanti su una “ristrutturazione” di Porta a Mare.
C'è chi dice che ne vorrebbero fare una terrazza -bar e che la Soprintendenza parrebbe d'accordo. Fra tre anni, quando non mancherà,speriamo, una rievocazione dello sbarco di Napoleone, potrebbe essere accolto dagli stendardi della birra Peroni o dalle bandierine del Campari. Speriamo sia solo un'allucinazione etilica, chiacchiere da bar.
Maurizio Tavanti
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Gattaia: Il punto di vista del Sindaco

Caro Direttore,
in relazione alla vicenda Gattaia, su cui si è aperto un dibattito pubblico, ritengo di poter a mia volta contribuire con una breve ricostruzione della mia esperienza personale, dopo le testimonianze di Fratini e Fuochi.
Da queste ultime è emersa una teorica disponibilità della Soprintendenza del tempo a demolire la costruzione più alta dell’immobile, quella verso il benvenuto agli ospiti.
Per quel che mi riguarda, la questione non è così inquadrabile e fu chiarita definitivamente nel 2007-2008.
Con nota del 20 dicembre 2007, indirizzata al Soprintendente Malchiodi, personalmente chiesi una precisa indicazione in proposito.
In particolare ricordai come il recupero dei volumi fosse oggetto di dura polemica politica, poiché vi era chi sosteneva che assai più proficuamente si sarebbe potuto procedere alla demolizione totale o parziale dell’immobile, riscoprendo l’antico piede della fortezza medicea. Chiesi quindi “al fine di evitare un dibattito impazzito sul recupero di tale immobile”, una “espressione di parere in ordine alla possibilità di demolire anche parzialmente il bene in oggetto”.
Con nota del 10 gennaio 2008 rispose il Soprintendente Malchiodi, precisando che –citiamo testualmente- “non si può che confermare quanto espresso in precedenza e cioè che non è pensabile di poter procedere alla demolizione del complesso denominato ‘la Gattaia’ perché, anche se la denominazione con la quale oggi è conosciuto è riduttiva e fuorviante, siamo in presenza di un brano che costituisce parte integrante delle addizioni lorenesi alle Fortezze Medicee. Si tratta inoltre di prendere atto che la ventilata demolizione lascerebbe mutilata la porzione inferiore del Bastione della Cornacchia, con tutte le problematiche che ne conseguirebbero”-
La risposta del Soprintendente non lasciò adito a dubbi. Comune e Provincia hanno fatto, quindi, la migliore scelta possibile in rapporto alle circostanze, per quanto il primo cantiere, per varie problematiche, abbia proceduto in maniera piuttosto farraginosa.
Va peraltro ricordato un aspetto curioso. La questione fu affrontata qualche tempo fa dal Gruppo Consiliare Gente Comune, che, non convinto della letta, riletta e citatissima corrispondenza intercorsa con la Soprintendenza, attraverso l’On. Barani, interpellò il Ministro dei Beni Culturali Bondi.
Per esso rispose il sottosegretario Francesco Giro. Ecco, qua di seguito, l’ottima sintesi fatta da TE-News della risposta del sottosegretario:
“ Andranno avanti i lavori della Gattaia, all’ingresso della Calata e sarà terminato il progetto previsto dalla Provincia di Livorno insieme al comune di Portoferraio, al Bastione della Cornacchia. In pratica è stata questa la risposta del sottosegretario del ministero per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Maria Giro, all’interrogazione presentata in merito dal deputato Pdl Lucio Barani su sollecitazione del gruppo consiliare comunale, Gente Comune. Nell’interrogazione di Barani, discussa ieri mattina alla Camera, si chiedeva, come da tempo fa il gruppo consiliare Portoferraiese di non prevedere nuove costruzioni a ridosso delle Fortezze. Già però, come ha ricordato lo stesso sottosegratrio, la Sorprintendenza aveva escluso questa ipotesi, fissando precisi parametri per la costruzione della nuova struttura, che provvederà a monitorare costantemente. Una costruzione, come ha precisato sempre il sottosegretario, che risulta utile alla stabilità delle stesse fortezze medicee e a evitare cedimenti”.
Così abbiamo anche chiarito al Sig. Tavanti che non sono io che penso che gli ubriachi reggano i lampioni. Un caro saluto.

Roberto Peria


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